A quarant’anni dalla Legge Galasso: la tutela come esercizio quotidiano di democrazia.
Ieri primo dicembre nell’Aula Magna di Palazzo Gravina a Napoli, si è aperta la giornata di studi “Le strategie di tutela di uno storico impegnato“, primo appuntamento del programma di celebrazioni per il quarantennale della Legge Galasso, punto di svolta nell’evoluzione della normativa italiana sulla tutela del paesaggio.
Data:
2 Dicembre 2025
Ieri primo dicembre nell’Aula Magna di Palazzo Gravina a Napoli, si è aperta la giornata di studi “Le strategie di tutela di uno storico impegnato“, primo appuntamento del programma di celebrazioni per il quarantennale della Legge Galasso, punto di svolta nell’evoluzione della normativa italiana sulla tutela del paesaggio.
Tra gli interventi, quello della Soprintendente Paola Ricciardi che ha scelto il titolo: “L’esercizio della tutela a 40 anni dalla Legge Galasso“. La scelta del termine esercizio non è casuale: richiama una pratica viva, quotidiana, che passa attraverso l’attuazione concreta dei poteri pubblici e non si esaurisce in un’affermazione di principio. Il paesaggio non è un’idea poetica da cartolina, né un frammento estetico riservato agli esperti. È un diritto dei cittadini che si realizza solo nel momento in cui viene esercitato, attraverso strumenti e responsabilità amministrative.
Nel ricostruire l’origine della Legge voluta da Giuseppe Galasso nel 1985, la Soprintendente ha ricordato come il termine paesaggio, pur percepito nel suo valore dalla società civile sin dagli inizi del ’900, non comparisse nei dispositivi normativi fino all’articolo 9 della Costituzione del 1948. La legge del 1985 si inserì in un momento storico in cui il boom edilizio del dopoguerra aveva ormai trasformato il volto del Paese, a pochi mesi dall’approvazione della prima legge sul condono, al termine di un decennio che aveva visto compiersi la delega della pianificazione territoriale ai poteri regionali: un contesto che rese necessario riaffermare il primato dell’interesse pubblico e della tutela del paesaggio nella trasformazione del territorio.
Il diritto al paesaggio così come normato dalla Legge Galasso è stato sostanzialmente assorbito dal vigente Codice dei Beni Culturali, ma nel frattempo le norme e la giurisprudenza che si sono susseguite hanno disegnato un impianto regolatorio che ribalta il concetto di paesaggio come interesse primario e assoluto, per condurre all’attuale sistema di bilanciamento fra diritti costituzionali concorrenti. E’ questo il tema degli “interessi tiranni”, introdotto dalla giurisprudenza più recente, secondo cui nessun diritto costituzionale può prevalere in modo assoluto sugli altri. Questo principio incide profondamente sulle attività delle Soprintendenze, chiamate oggi a confrontarsi con interessi concorrenti quali la transizione ecologica, l’accesso alle comunicazioni e lo sviluppo economico. È in questo scenario che la tutela paesaggistica assume un ruolo di mediazione tecnica, giuridica e culturale.
L’intervento ha illustrato casi concreti che rendono evidente tale complessità, tra cui la recente sentenza relativa alla collocazione di un’antenna 5G in area paesaggistica, dove il diritto al paesaggio viene posto in concorrenza con il diritto all’accesso alle telecomunicazioni. Situazioni come queste mostrano come la tutela oggi debba confrontarsi non solo con l’ambiente costruito, ma con nuove infrastrutture che incidono sulla percezione e sulla qualità del territorio.
Per affrontare tali trasformazioni, la Soprintendenza si è resa disponibile a una collaborazione con gli altri enti territoriali per la ricognizione degli impianti tecnologici dismessi presenti nell’area metropolitana con l’obiettivo di evitare nuovo consumo di suolo e promuovere scelte pianificate. È una misura che rientra pienamente nelle prerogative istituzionali e consente di governare processi che, se lasciati senza controllo, potrebbero compromettere irreversibilmente i paesaggi tutelati.
In conclusione, la Soprintendente ha ribadito quindi la necessità di rimettere al centro dell’attività di tutela il progetto come intenzione e visione, che gestisce le trasformazioni del territorio senza subirle o, al contrario, vietarle aprioristicamente. La relazione ha confermato come la Legge Galasso abbia inaugurato una stagione in cui la tutela non può essere intesa come un patrimonio da cristallizzare, ma come un confronto continuo tra il valore collettivo dei luoghi e le trasformazioni contemporanee. A quarant’anni dalla sua approvazione la sfida non è dunque celebrativa: è operativa.

Ultimo aggiornamento
2 Dicembre 2025, 11:09
Soprintendenza ABAP dell'Area Metropolitana di Napoli