Colombario del Fusaro

La zona archeologica, attualmente delimitata da via Virgilio e viale Vanvitelli, era in antico parte del territorio della città di Cuma.

La zona archeologica, attualmente delimitata da via Virgilio e viale Vanvitelli, era in antico parte del territorio della città di Cuma. Situato lungo l’antica via Cumis-Misenum, il colombario fu scoperto nel 1840 da Michele Santangelo e da Carlo Bonucci, archeologo al servizio dei Borboni nel Regno delle Due Sicilie. Furono scoperte in quest’occasione un’iscrizione greca ed altre in latino che furono trasferite al Museo archeologico di Napoli. Agli inizi degli anni ’50 del Novecento, il monumento fu ristudiato da Alfonso de Franciscis, facendone eseguire anche il primo rilievo. Ed in questo stesso periodo l’area fu donata dall’allora Soprintendente Amedeo Maiuri al Comune di Bacoli, dopo la realizzazione delle palazzine INA-Casa proprio affianco all’area archeologica.

Negli anni ’80 del secolo scorso fu eseguita una nuova campagna di indagini archeologiche che portarono alla scoperta di otto epigrafi e in base allo studio delle iscrizioni, si pensò che il colombario potesse essere attribuito alla gens Grania, una facoltosa famiglia puteolana, anche se tale ipotesi oggi non è da tutti condivisa.

Le strutture, così come le vediamo, sono il risultato di secoli di modifiche, a partire dalla metà del I sec. a C. fino al III sec. d.C., per essere rifunzionalizzato a partire dall’epoca bizantina fino al XII secolo, quando l’area venne abbandonata e subì il naturale e graduale processo di reinterro.

L’area è costituita da una serie di ambienti, alcuni dei quali anche di pregio, con residuo di decorazioni a stucco e rivestimento intonacato di pareti e colonne, e dal mausoleo vero e proprio.

Questo è costituito da una struttura ipogea che all’esterno si presenta con una pianta rettangolare. I muri esterni sono in opus vittatum, la cupola di copertura in opus cementicium. Al centro della cupola vi è un oculo. Quattro lucernai di forma rettangolare, invece, sono disposti su quattro lati del colombario; tre di questi danno luce alla sala circolare, quello sud/ovest al corridoio. Si accede alla parte ipogea attraverso una scala composta da nove gradini, rivesti in laterizio a sua volta ricoperto da cocciopesto. Sulla parete sud/ovest del vano rettangolare vi è una sepoltura ad inumazione, ricavata sotto un arco, con un sarcofago in muratura al cui interno è stato creato anche un cuscino funebre, sempre in muratura. Sul lato nord/ovest sono presenti otto loculi per la deposizione delle urne cinerarie, disposti su quattro file. Altri dodici loculi sono sul lato nord/est, disposti su quattro ordini, ognuno con tre loculi. I primi due loculi della prima fila sono stati uniti per creare una sepoltura ad inumazione. L’ultima sepoltura di questo vano, anche questa ad inumazione, è stata creata tagliando il pavimento che originariamente era rivestito con un mosaico bianco, come si evince dalle tessere ritrovate ai piedi del gradino e lungo le pareti perimetrali. La sala circolare, invece, è impostata su una struttura in opus reticulatum, su questa si aprono quattro nicchioni radiali al cui interno sono disposti otto loculi su quattro ordini; altri otto loculi sono all’esterno delle grandi nicchie, sempre disposti su quattro file. Ulteriori otto loculi sono a destra e sinistra della scala di accesso a questa sala, disposti su tre file, di cui solo la superiore con due loculi. Tutti questi loculi sono realizzati in opus latericium. Il pavimento è stato realizzato con tessere di mosaico bianco che si presenta lacunoso nella parte settentrionale.

Singolare resta l’architettura dell’opera, che non trova confronti diretti. I quattro nicchioni creano un’alternanza di rientranze e sporgenze, dando così movimento alla struttura e producendo un effetto chiaroscurale. Nella sala circolare vi sono cinquantasei loculi, altri otto sono nel corridoio e venti nella sala circolare; il colombario aveva quindi una capienza di ottantaquattro loculi, più le tre sepolture ad inumazione.

Tutelato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per l’Area Metropolitana di Napoli, è stato oggetto d’indagine archeologica durante lavori pubblici nel corso di quest’anno.

Dove si trova

Bacoli (NA) – Via Virgilio / Via Carlo Vanvitelli s.n.c. – 80070

Informazioni utili 

Proprietà: Comune di Bacoli

Ente MIC preposto alla tutela: SABAP NA MET

Calendario di aperture 

Il sito è nelle disponibilità del Comune, visibile dalla strada e aperto al pubblico periodicamente durante aperture straordinarie ed eventi cittadini.

In alcune occasioni il Funzionario ha partecipato, in rappresentanza della Soprintendenza, ad illustrare alla comunità cittadina e alle scuole, il monumento e le indagini eseguite.

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Ultimo aggiornamento

21 Maggio 2024, 09:56